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Cammina … cammina tra i libri alla ricerca del Texano. La presentazione il 27 giugno a Castiglione dei Pepoli

Pubblicato da Andrea Donati il 04/06/2026

Il nostro “commilitone” ex collegiale del collegio San Giovanni di Castiglione dei Pepoli Arnaldo Ninfali, in attesa della sua presenza a Castiglione per la presentazione del nuovo libro “Un Texano a Roma” ci racconta le sue emozioni per i giorni passati a Torino al Salone Internazionale del del libro.

Vedi anche il nostro precedente articolo del 2 maggio 2026

Arnaldo Ninfali:

— “Non ero mai stato al Salone internazionale del libro di Torino, nemmeno in gita scolastica negli anni d’insegnamento. E’ stata la prima volta quest’anno, e vi ho partecipato come espositore. Avevo appreso di questa opportunità a fine gennaio e sapere che il mio Texano a Roma è degno di tanto palcoscenico mi ha riempito d’orgoglio, ma non fino al punto di lasciarmi andare a inutili voli pindarici. Sono rimasto coi piedi per terra e sono partito con una valigia piena di umiltà e voglia di imparare. Perché, signori, alla mia veneranda età, ne ho ancora voglia. Sono fatto così io: insegnante per quasi trent’anni della mia vita e oggi ho la sensazione di avere solo imparato, soprattutto dai ragazzi che mi chiamavano professore. Con questo spirito dunque mi sono accostato ai tornelli per l’accesso al Lingotto, dove ho ricevuto il pass espositori. Era con me mio figlio Michele, che per quattro giorni è stato il mio Virgilio nel reticolo di vie sulle quali si affacciano gli stand delle Case Editrici. Ha uno spiccato senso di orientamento il ragazzo e io, senza di lui, a quest’ora sarei uno dei tanti casi irrisolti di “Chi l’ha visto”. Si aiuta con la tecnologia, ma il fatto è che lui la sa usare, io no: devo farmene una ragione.

Bene, entriamo dunque al Salone. Essere muniti di pass espositori significa sentirsi investiti dal cordiale odio di una moltitudine di poveri cristi in coda ai tornelli per visitatori. Ti guardano male, poveretti, e a te viene spontaneo cercare di sottrarti a quelle occhiate taglienti allungando il passo. Ti senti al sicuro solo quando sei all’interno, nell’ampio atrio che si apre su uno dei padiglioni che ospita gli stand.

Al primo impatto, una parola emerge dalla mia mente: “grandioso”. Guardo in alto e, parallele al soffitto, scorgo le rotaie dei carroponte in uso quando la Fiat andava al massimo. Penso che da qui sono uscite tutte le automobili possedute da due generazioni della mia famiglia e, in un lampo, mi scorrono tutte davanti agli occhi, lasciandomi una punta di malinconia.

Ma non c’è tempo per la tristezza, oggi e nei tre giorni a venire. Ovunque si diriga lo sguardo non può che posarsi su libri, libri e poi ancora libri. Da qualche parte ci devono essere anche le trenta copie del mio Texano, che mi impongo di trovare per cercare di venderle.

Detto fatto: uno sguardo ai cartelli, una smanettata allo smartphone e Michele mi indirizza verso la libreria dei self-publisher con la naturalezza che usa quando, a Verona, percorre via Mazzini in direzione Piazza delle Erbe.

Trovo il mio libro sul tavolo 2 del genere giallo/thriller, attorno al quale stazionano alcuni dei colleghi ai quali ho il piacere di stringere la mano. Ci riconosciamo in virtù delle call condivise in questi ultimi mesi per coordinarci al meglio. Sono gentili e curiosi di conoscermi, come io lo sono di loro. Mi fanno sentire a mio agio e diventiamo subito amici.

Solo che io sono un po’ indisciplinato, perché trascuro un po’ il fattore vendita. Voglio anche ascoltare e, come detto, imparare. Così, Michele ed io, ci armiamo di pazienza e, con il nostro bel pass espositori appeso al collo, ci mettiamo in fila per non perderci dei pezzi da novanta come Peter Gomez, Marco Travaglio, Gianrico Carofiglio, Roula Gebreal, Odifreddi e Cacciari, Enrico Galiano e altri. Ci fossero le mie nipoti, non si perderebbero Jovanotti. Noi ci perdiamo Roberto Baggio, ma non si può avere tutto dalla vita.

Cammina … cammina”, dunque, sarebbe il caso di dire, come nelle favole, finché la domenica pomeriggio arriva. E’ ora di saltare in macchina e prendere la via di Verona.

Papà, ma quanti libri hai venduto?” mi chiede mio figlio mettendosi al volante. “Quanti? Non saprei – rispondo io -. So solo che mentre illustravo la storia del Texano a chi si fermava ad ascoltarmi, vedevo il suo viso illuminarsi e se ne andava mostrandomi gratitudine, anche senza acquistare il libro. E a me questo bastava”. ——

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