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Martedì 28 aprile 2026, nella sede della Fondazione Lercaro, “LA MANO DI VAN GOGH Pittura e scrittura”

Data dell'evento: 28 Aprile, 2026

Pubblicato da Andrea Donati il 27/04/2026

In occasione della pubblicazione del libro di Armando Verdiglione Vincent van Gogh (Spirali edizioni) l’Associazione Culturale Progetto Emilia Romagna invita all’incontro dal titolo “LA MANO DI VAN GOGH Pittura e scrittura”, che si terrà martedì 28 aprile 2026 alle ore 18.30 nella sede della Fondazione Lercaro in via Riva di Reno N. 57 a Bologna.

Intervengono Sergio Dalla Val, Franchino Falsetti, Caterina Giannelli, Rossella Piergallini e dirige l’incontro Carlo Marchetti.

Prima dell’incontro, gli interessati sono invitati alle ore 17.45 per la visita guidata alla collezione d’arte della Fondazione Lercaro.

UNA NOTA

A proposito del dibattito

LA MANO DI VAN GOGH
(Bologna, 28 aprile 2025, Fondazione Lercaro)

Van Gogh pazzo? Inammissibile

Van Gogh suicida? Improbabile

La mano di Van Gogh: la mano che dipinge, la mano che scrive. Con Vincent van Gogh la mano è intellettuale, senza più dicotomia tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Quelli di van Gogh sono ritratti: ritratti di campi assolati, di volti di contadini mangiatori di patate, di vasi di girasoli, di cieli blu cobalto, di notti tempestate di stelle. Lui racconta con la pittura, racconta con la scrittura: pittura come scrittura, scrittura come pittura. 

In questo libro di Armando Verdiglione, Vincent van Gogh (Spirali edizioni), concluso nel 2018, troviamo l’analisi e la lettura di centinaia di opere del periodo dal 1883 al 1890 e di 819 lettere: sia le tele e i disegni, sia le lettere scritte al fratello Theo, alla sorella Willemien, a Gauguin, a Kerssemakers, quadri e lettere tratte dall’edizione critica completa, Vincent van Gogh. Le lettres. Ne risulta un testo non su van Gogh, ma sulle sue opere, opere di scrittura e opere di pittura. Scrive Verdiglione: “Non abbiamo tenuto l’opera di Vincent Van Gogh dinanzi a noi, magari per specchiarci, per guardarci, per osservarci, per commemorare e rimemorare oppure per dialogare con essa. Non abbiamo messo l’opera dinanzi a noi per illuminarla o illuminarci, rimanendo arroccati fra sordità e ottundimento. È l’opera di Van Gogh che tiene noi dinanzi: e ci convoca nella sua onda, ci attira nella sua attenzione, nel suo orizzonte, nella sua direzione.”. 

Da questo dibattito di Bologna emerge che l’opera di van Gogh non può essere relegata nella storia dell’arte, nella storia della letteratura, nella storia del disegno. La sua opera, noi dinanzi, è la vita nella sua sorte e nel suo destino, nel suo rinascimento e nella sua industria, nella sua particolarità e nel suo valore. E con l’analisi e la lettura del suo testo, il personaggio costruito dai pregiudizi della psichiatria e della critica non tiene più. 

Questo dibattito constata come Vincent van Gogh non fosse pazzo, non dipingesse in stato di pena o di malattia: la sua produzione, la sia scrittura, la sua opera sono incompatibili con lo statuto di penitente o di paziente. Van Gogh è intellettuale, scrittore lucido e ironico, artista audace e tranquillo. E nessun suicidio, semmai omicidio, come hanno indicato biografi come Gregory White Smith o periti forensi come Vincent di Maio. L’idea di suicidio è estranea al suo testo, e la vita, non la morte, offre il pleonasmo della sua opera. 

Il caso Vincent van Gogh non è un caso psichiatrico, non è un caso sociale: è un caso intellettuale, il caso di valore.

Sergio Dalla Val


Fonte: Associazione Culturale Progetto Emilia Romagna – Cell 328 451 6178

 

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